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La Corte di cassazione ha confermato la

La Corte di cassazione ha confermato la consolidata giurisprudenza, secondo la quale, ai sensi dell’articolo 39, comma 1, lettera d), del Dpr 600/1973, “l’esistenza di attività non dichiarate può desumersi anche sulla base di presunzioni semplici, purché queste siano gravi, precise e concordanti (Cass.20060/2014), e che l’inesattezza degli elementi indicati nella dichiarazione può, in particolare, derivare dalla incompletezza, inesattezza e non veridicità delle registrazioni contabili, desumibile anche da altri documenti relativi all’impresa”.
Nel caso di specie, “la discordanza tra le somme riscosse dalla contribuente tramite carta di credito e p.o.s. ed i ricavi risultanti dalle scritture contabili dichiarati dalla società” integra senz’altro una presunzione legale di maggiori ricavi, corrispondenti alle rimesse attive della carta di credito e del bancomat, conformemente a quanto già affermato in materia di accrediti su conto correnti bancari (Cassazione, sentenza 17953/2013), salvo l’onere, non assolto, a carico del contribuente, di provare specificamente una diversa destinazione di detti accrediti (Cassazione, sentenza 14045/2014, in tema di conto correnti bancari). Già nella sentenza 17953/2013 il Collegio aveva ritenuto legittimo l’accertamento induttivo operato dall’ufficio all’esito di indagini finanziarie svolte sui conti correnti, concernenti movimentazioni non giustificate dal contribuente.